Intrappolato in Casa: Diario di un Adolescente nel Lockdown COVID
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Estratto GRATUITO
Prefazione
Ricordi quel primo annuncio alla TV? Era un giovedì sera di fine febbraio 2020, o forse già marzo, i giorni si confondevano già allora. Io ero stravaccato sul divano di pelle screpolata in soggiorno, le gambe penzoloni sul bracciolo, il telefono che vibrava caldo contro il palmo sudato. La mamma aveva acceso il plasma gigante, quello che papà aveva montato con fatica l'anno prima, e ora il Premier Conte riempiva lo schermo con la sua cravatta blu navy e gli occhi stanchi dietro gli occhiali. "Zone rosse", diceva. "Divieti di spostamento. Rimanete a casa." Le parole rimbalzavano come palle da ping-pong impazzite.
Luca mi scriveva furioso in chat: "Cazzo, Matt, il calcetto di domani? Saltato. Il campo di via Lambrate è zona rossa, dice il gruppo WhatsApp del mister." Io risposi con un emoji di una faccia incazzata, poi buttai lì: "Figurati, lockdown totale. Tipo film zombie." Ridevamo, o almeno ci provavamo, ma lo stomaco si stringeva già. Fuori dalla finestra, il cortile condominiale era un quadrato di cemento grigio illuminato da un lampione arancione. Niente voci di bambini che inseguivano palloni sgonfi. Solo il rombo lontano di un'ambulanza, sirena che saliva e scendeva come un lamento strozzato.
Quella notte non dormii. Mi rigiravo nel letto singolo, lenzuola aggrovigliate intorno alle caviglie, il poster di LeBron James che mi fissava dal muro. Avevo quindici anni, ero Matt, un ragazzo qualunque di Milano, con i ca...
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